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Il mercato degli integratori alimentari decolla. L’Italia è al primo posto in Europa.

Il mercato degli integratori alimentari decolla. L’Italia è al primo posto in Europa.

Se l’economia italiana stenta a ripartire, il mercato degli integratori alimentari invece decolla, perché intercetta una nuova attenzione sociale a fare prevenzione nella vita quotidiana. È quanto affiora dalla ricerca «Il valore sociale dell’integratore alimentare», realizzata dal Censis, e presentata alla ventesima convention di Federsalus, lo scorso 20 giugno 2019 a Roma.

 

Il settore cresce grazie alla responsabilità e grande attenzione agli impatti sulla salute da parte degli italiani. Dal 2018 al 2019 si e` registrato un aumento globale superiore al 4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un valore complessivo sopra i 3,2 miliardi di euro. L’Italia è al primo posto come quota del mercato europeo (23%), seguita da Germania (13%), Francia (9%) e Regno Unito (8%). In totale, sono 32 milioni gli italiani che fanno uso di integratori alimentari. Tra questi, circa 18 milioni li usano tutti i giorni, mentre più di 4 milioni qualche volta al mese. Gran parte degli utilizzatori, pari al 62,8%, ha un’età compresa tra i 35 e 64 anni, mentre il 60,5% sono donne.

 

La Farmacia e la Parafarmacia si confermano i canali di acquisto privilegiati,

e gli italiani appaiono sempre più inclini a ricorrere al web anche per l’acquisto di prodotti destinati alla salute e alla prevenzione. Il medico e il farmacista si confermano i referenti principali nella scelta del prodotto. In particolare, al momento dell’acquisto in farmacia, l’attenzione del consumatore non e’ soltanto focalizzata sul prodotto da comprare, ma sul processo e sull’esperienza di acquisto.

 

Secondo gli esperti, gli integratori alimentari possono giocare un ruolo importante sul contenimento dei costi sanitari quando adottati per la riduzione dei fattori di rischio di specifiche patologie ad alto impatto socioeconomico.

L’uso di questi prodotti in prevenzione primaria può avere come conseguenza la diminuzione dei costi sociosanitari dovuti in particolare alla cura e ai ricoveri.